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Tecnologia Vs Etica

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Tecnologia Vs Etica

Qualche tempo fa trovai in rete un testo, partito da Copenhagen, che invitava ad affrontare, con spirito critico, gli impatti che le soluzioni tecnologiche potessero avere sulle vite umane  enfatizzando la volontà di vedere le innovazioni come strumenti  costruiti attorno alle esigenze dell’uomo.

Incuriosito da questo spunto di riflessione, ma anche sensibilmente “toccato” dalla velocità del cambiamento tecnologico degli ultimi anni, mi permetto di condividere alcune riflessioni riguardo ad una tematica molto complessa ma davvero  attuale:  il rapporto fra tecnologia ed etica.

Nessuna presa di posizione, ma semplicemente il desiderio di risvegliare un po’ di spirito critico nei confronti degli impatti che le tecnologie avranno sulle nostre vite con l’auspicio di rimettere l’uomo al centro e di restituire alla tecnologia il suo ruolo di “strumento”.

L’essere umano non può finire con l’adattarsi alla tecnologia, ma deve costruirla attorno alle proprie esigenze, in modo da potenziare le proprie capacità e valorizzare il suo ruolo di ideatore ed innovatore.
Gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione ci danno poteri  enormi ma anche grandi responsabilità.

Siamo noi, infatti, a dare valore morale alle nostre azioni e, di conseguenza, all’uso che facciamo degli strumenti che abbiamo a disposizione. La stessa tecnologia, spesso, può essere fonte di grandi cambiamenti positivi come di enormi disastri. Bisogna sempre focalizzarsi sull’utilizzo che se ne fa. Non si tratta di temere che le macchine prendano il sopravvento ed inizino ad agire contro l’essere umano, si tratta piuttosto di definire il modo in cui noi esseri umani decidiamo di farne uso. E’ nel momento in cui noi agiamo che nasce il valore morale di qualunque cosa.

In questa tempesta di innovazione tecnologia, come non pensare, ad esempio, alle auto sempre più automatizzate, quelle che, fra qualche anno, arriveranno a sostituire completamente il  soggetto al volante?

Se da un lato tali innovazioni  offriranno innumerevoli vantaggi dal punto di vista della sicurezza e del controllo delle prestazioni, dall’altro ci spingono a porci diverse questioni morali.
La verità è che dall’auto senza pilota ci si aspetta di ridurre di oltre il 90% gli incidenti provocati dalla distrazione o da altri errori umani, così come dalle soluzioni basate sulla tecnologia dei sensori  che dovrebbero intervenire e prevenire gli errori umani più probabili.
Qual è però il rovescio della medaglia? L’aumento della tecnologia negli automezzi con  modalità di riconoscimento degli ostacoli, i sistemi di frenata automatica e di  “autoguida” del mezzo, se da un lato rasserenano l’utente sulla diminuzione del potenziale rischio incidenti, dall’altro potrebbero far aumentare la sua disattenzione in modo esponenziale.
L’esperienza, l’eccesso di sicurezza in sé stessi e nella tecnologia portano ad una conduzione del mezzo con ampi margini di distrazione.  E questo meccanismo si diffonderà un po’ in tutti gli ambiti in cui la tecnologia è fortemente presente, con il  rischio che l’uomo  venga sempre più privato della sua vera natura umana , che dimentichi quel suo essere vigile, attento, scattante, dinamico, pronto a reagire agli stimoli esterni. Le facoltà mentali si impoveriscono dal momento in cui non hanno più la necessità di “creare soluzioni” ed essere creative. Il cervello umano ha bisogno di sottrarsi ad una “costrittiva uni-direzionalità”, perché quanto più effettua operazioni di flusso, tanto più manterrà viva l’elasticità dei suoi neuroni , attività che, soprattutto da un punto di vista etico, è da sempre parte intrinseca della libertà dell’individuo stesso.

Ricordo un bel film d’animazione della Pixar di qualche anno fa, “Wall-e” il cui racconto si basa sulla storia di un dolcissimo robottino programmato per ripulire il pianeta terra, ormai disabitato, dallo scempio causato dagli esseri umani. Un futuro neanche troppo lontano in cui gli uomini vivono a bordo di un’astronave completamente automatizzata, perdendo ogni facoltà di incidere sul  loro destino: le macchine surrogano ogni loro funzione, pensano, decidono, si muovono ed agiscono per conto di essi, al punto che gli uomini sono ridotti all’obesità e ad uno “stoico immobilismo” della mente e del corpo, dimenticando la possibilità stessa di deambulare e pensare in autonomia.
In questa ipotetica civiltà del futuro, le macchine si sono sostituite all’uomo, causando l’involuzione del genere umano.  Assecondando il fato senza alcuna manifestazione di volontà, ripercorrendo schemi quotidiani ripetitivi, smarrendo nella perdita di pensiero, della manualità e del movimento la propria identità, l’uomo arriva ad annichilirsi in un’ apatica e fatalistica remissività.
E’ vero, non siamo ancora arrivati a tanto, ma il rischio è da non sottovalutare, soprattutto se non impariamo a fare della tecnologia un uso più etico, ad essere più presenti ed eticamente responsabili, a valorizzare nella quotidianità la coscienza, l’etica e la libertà di scelta consapevole .

Gianluca Grossi  – Amministratore S5 s.r.l.

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